BEAUTY
ROSA: VARIAZIONI SUL TEMA

Il rosa, che prende il nome dall’omonimo fiore, è un colore emozionale che vive male i compromessi perché ha la particolarità di essere odiato o amato con la stessa intensità. L’utilizzo del rosa si lega a scelte non casuali e non è mai in sostituzione di un altro colore. Con l’arrivo della primavera i toni del make-up si fanno più delicati e bon ton per le romantiche oppure più colorati e pop per le più audaci. Il rosa, in tutte le sue molteplici sfumature, torna ogni anno prepotentemente di moda. Il colore rosa, ottenuto dall’unione della carica passionale del rosso e della neutralità del bianco rappresenta da sempre la dolcezza e la delicatezza, ma anche, nelle tonalità fluo per esempio, un manifesto di individualità nella folla. E’ un colore che dona a tutte, brune e bionde, adatto per il trucco sposa ma assolutamente portabile ogni giorno. Ecco qualche tips su come usarlo.

Se avete gli occhi verdi provate un trucco rosa scuro, di una gradazione molto desaturata, usata molto nella cosmesi perché in grado di mettere in risalto il colore dell’iride e farla apparire ancora più verde e brillante. Il segreto sta nel gioco di contrasti che fa in modo che lo sguardo appaia in primo piano. Niente come il rosa ed il viola “caldo”, infatti, possono far risaltare il verde, quindi creare un make-up occhi su questi toni può regalare un risultato che supera le aspettative. Ovviamente è un trucco occhi che dona molto anche a chi ha l’iride marrone o nocciola.

Il blush rosa invece è un elemento immancabile di ogni beauty addicted: se avete delle occhiaie molto scure, l’effetto bonne mine delle gote rosate fa miracoli, spostando l’attenzione dello sguardo di chi ci osserva. Addolcisce l’incarnato olivastro un blush caldo color pesca, mentre per le carnagioni medio chiare o chiarissime si può giocare con un rosa pastello freddo.

E per le labbra ? Anche se in Italia va di moda il cipria, uno dei miei colori preferiti è il magenta elettrico e adoro il rosa Schiaparelli che è ancora più shocking. Da non confondersi con il fucsia, impercettibilmente meno intenso, e nemmeno con il magenta, che è più tendente al viola. La tonalità più vicina al rosa shocking è il rosa neon. Questa tonalità è stata inventata nel 1936 dalla stilista Elsa Schiaparelli, nel suo atelier di profumeria di Bois-Colombe, realizzando un profumo che avrebbe poi segnato il suo percorso professionale: “Shocking De Schiaparelli”. Il packaging del contenitore esterno in rosa shocking e il flacone, realizzato da Leonor Fini, su cui era scolpita la forma del busto di Mae West divenne poi la sua nuance cult, declinata per l’abbigliamento e gli accessori.

E di annedoti come quest0 ce ne sono moltissimi. Oggi è considerato il colore femminile per eccellenza, simbolo della giovinezza e dell’ottimismo, ma l’associazione tra il rosa e il femminino avviene solo in tempi relativamente recenti. Per secoli, infatti, il colore rosa rimase asessuato e non implicava alcuna distinzione di genere. Uno dei primi riferimenti all’attribuzione dei colori al sesso si trova in “Piccole Donne” di Louisa May Alcott, dove un nastro rosa è usato per identificare la femmina e uno azzurro il maschio. Non era ancora una regola riconosciuta ovunque, ma un specie di vezzo “esotico”, perché all’epoca il rosa veniva visto più vicino al rosso, colore forte e virile legato agli eroi e ai combattimenti, mentre il blu veniva associato al colore del velo con cui veniva rappresentata la Vergine Maria.  Tra gli anni Trenta e Quaranta le cose iniziarono però a cambiare: gli uomini cominciarono a vestire con colori sempre più scuri, associati al mondo degli affari, per distinguersi dalle tinte chiare percepite come più femminili e legate alla sfera domestica. L’abbigliamento di bambini e bambine iniziò a venire differenziato in età sempre più giovane, anche a causa della crescente diffusione delle teorie di Freud legate alla sessualità e alla distinzione di genere. Non è chiaro come a un certo punto, negli anni Cinquanta, avvenne una precisa assegnazione dei colori. Il rosa finì per essere identificato con le donne e divenne onnipresente non solo nell’abbigliamento ma anche nei beni di consumo, negli elettrodomestici e nelle automobili. La bambola Barbie fu introdotta nel mercato proprio in quegli anni e consolidò la femminizzazione di questo colore. Un esempio si trova anche nel film Funny Face del 1957, quando un personaggio ispirato alla celebre giornalista di moda Diana Vreeland dedica al rosa un interno numero della sua rivista. Jacqueline Bouvier Kennedy il 22 novembre 1963 indossava il tailleur rosa di Chanel accompagnato dal caratteristico cappellino a tamburello dello stesso tono dell’abito. Passò alla storia come simbolo dell’assassinio del marito e gli americani lo ricordano come il capo di abbigliamento rappresentativo per la fine dell’ innocenza. Jacqueline Kennedy era considerata un’icona della moda e quest’abito è il suo segno di riconoscimento, anche perché, dopo la morte del presidente Kennedy, continuò a indossarlo, macchiato di sangue. Il rosa associato alla femminilità fu poi fortemente criticato durante gli anni Sessanta e Settanta, con la diffusione del movimento femminista e la messa in discussione dei ruoli tradizionali di genere. Non a caso nel fumetto francese di Barbapapà, coloratissima famiglia nata negli anni 70, il padre è rosa e la madre nera. E potremmo andare avanti ancora. Sta di fatto che oggi il rosa è il colore per eccellenza di noi ragazze. E a ben pensarci..poteva andarci molto peggio!

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