UOMO
PUGILATO: LA DISCIPLINA CHE LAVORA FIANCHI, CORPO E MENTE.

Nobile disciplina, il pugilato allena corpo e mente cesellando i muscoli e formando la capacità di concentrazione ed equilibrio psico-fisico. Non si gioca di rimessa e costringe alle corde ogni esitazione. “Chi si approccia al pugilato sta cercando di centrarsi, un nuovo equilibrio”, dice Nico Colaianni, tecnico FTI e FIPE, nonchè founder e head coach al Montenero Boxing Club. Non restava che provarlo. L’ho fatto e vi dico com’è andata.

Come me, animale da sala attrezzi e perciò a mio agio sul ring come un centometrista coi tacchi a spillo, sempre più manager e professionisti decidono di avvicinarsi alla disciplina del pugilato. Senza essere per forza Fabio Turchi, giovane neo campione internazionale WBC silver per ko tecnico, il pugilato è decisamente uno sport democratico. Non più quindi sport da ghetto, ma disciplina che spinge a fare forcing sui propri punti deboli, mandandoli al tappeto. “Sul ring come con l’allenamento al sacco l’atleta neofita o professionista, che si trovi davanti l’avversario o il bersaglio, è solo con sé stesso ed è così messa alla prova la sua resistenza, determinazione e preparazione fisica”. Obiettivi atletici del pugilato, invece, sono tonicità, mobilità, resistenza, equilibrio, forza ed elasticità. Il corpo di un pugile è uno strumento funzionale, molto più simile ad un ballerino che ad un atleta. “Una volta individuate nel pugile le sue catene motorie (cioè quegli elementi utili al movimento atletico come per esempio la concatenazione piede-gamba-anca-addome-spalla-braccio) si lavora su quelle”. Bene, ma non benissimo… Comunque sarà per l’esperienza del coach che ho davanti, ma il panico (e l’imbarazzo… forte imbarazzo) di stare su quel tappeto passa in fretta. Premesso che la mia agilità è quella assimilabile al granito, dopo il fondamentale warmup, si procede con il vero e proprio allenamento in tre fasi:

#1 – Si lavora a carico o scarico all’interno di un circuito funzionale (con schemi AMRAP o EMOM) formato da postazioni in cui l’esecuzione dell’esercizio per 40 secondi è alternata a 10 di riposo.
#2 – È il momento del ring. Guantoni ai pugni, si sale sul tappeto o si va al sacco e si inizia lo sparring condizionato. Cioè si colpisce l’avversario o il sacco con ripetute facendo attenzione non alla potenza, ma alla sola tecnica. Jab, diretto, gancio e montante sono i tiri che via via vengono eseguiti.
#3 – Giù di addominali in isometria, allungamento e mobilità articolare essenziale per preservare l’agilità che sta alla base della reattività del corpo. Alla fine ero distrutto, ma pieno di energia e soddisfatto. Quindi… non resta che stare in guardia e a pugni ben stretti!

Beauty
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Credits:

Photographer Matteo Felici / Stylist Arianna Chierici @lolaglam /
Make-Up Artist  Anna Maria Negri @lolaglam
Model Ludwig Staude

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