OCULUS DESIDERIO: CIÒ CHE L’ESTATE CELA

Probabilmente l’estate non è la stagione ideale per il cinema. Il caldo, il sole e la luce non aiutano a godersi a pieno un film, sia questo proiettato in un multisala o nel salotto di casa. È altresì vero però che l’estate è probabilmente la stagione preferita dal cinema. Sarà per il tempo libero o per la lunghezza delle giornate, ma diciamocelo: “L’estate è la stagione in cui accadono più cose”. Forse è anche per questo che il cinema ne risente, c’è talmente tanto da fare, da scoprire e da vivere che un intrattenimento come i film, passano in secondo piano. Purtroppo però non è sempre così: Luca Guadagnino, regista di Call Me By Your Nameci ha descritto molto bene cos’è la calma piatta di un estate in Nord-Italia; e forse la cosa ci ha colpito più del dovuto. Da quando è uscito quel film infatti abbiamo iniziato a compiacerci del Dolce Far Niente, tanto caro alla Carrà, abbiamo iniziato a ricostruire un’allure, uno state of mind ed un’estetica legata alla lentezza e alla calma dell’estate nella provincia Italiana, tornando a produrre film che raccontano la leggerezza del vivere stesso.

Queste sono le basi anche di “Oculus Desiderio”, un cortometraggio realizzato da tre giovani leve dell’Istituto Europeo di Design: Andrea Forlano, Asia Sbrugnera e Ludovico Polignano; un trio che nonostante la giovane età dimostra già grande maturità espressiva e capacità nell’uso dei mezzi. Il corto ci trascina all’interno di questa calma estiva attraverso musiche della trazione italiana e lunghe sequenze, raccontando la giornata oziosa di due ricche sorelle e del loro maggiordomo. L’atmosfera ci ricorda una versione italiana di La Piscine di Jaques Deray e, come nell’iconico film del ’69, questa calma è destinata a durare poco.“Oculus Desiderio” infatti muta. Cambiano i colori, cambiano i suoni, le musiche e le sensazioni, il corto si tinge di tonalità più cupe e oscure. Cambia anche il ritmo, diventa più incalzante e veloce; aiutato da un attento uso del “montaggio delle attrazioni”, teorizzato da Ėjzenštejn lo scorso secolo e tanto amato da Paolo Sorrentino, in cui scene scollegate dalla storia narrata, aiutano a comprenderne il significato. Una semplice giornata noiosa diventa così una storia di possesso, ossessione e attrazione fatale e ci dimostra che davvero “L’estate è la stagione in cui accadono più cose”.

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