BEAUTY
LA MIA CHIACCHIERATA CON FRANCIS KURKDJIAN

Ho avuto modo d’intervistare Francis Kurkdjian, durante la sua visita romana di fine Marzo. E’ arrivato con la primavera. E’ arrivato grazie ai “I giovedì della Villa” a Villa Medici, incontri culturali con personalità creative di tutto il Mondo, dove in una splendida cornice ha tenuto una masterclass sul  tema del profumo, Scultura Dell’Invisibile. Durante questo incontro ha rivelato alcuni segreti della composizione di una fragranza. Il pubblico ha avuto la possibilità di capire, come dalla stessa lista di ingredienti, l’arte della creazione e la padronanza dell’assemblaggio permettono la creazione di tre distinti ritratti olfattivi: un’acqua fresca in cui il mandarino è protagonista, un fiore di gelsomino amplificato da un accordo muschiato e  un profumo chypre, un grande archetipo della profumeria contemporanea. Francis era a Roma anche grazie a CampoMarzio70 Distribution, suo distributore italiano e alla splendida organizzazione di Progetto Caffeina. Lo incontro la mattina successiva la sua Masterclass nella boutique CampoMarzio70 a via Vittoria. Io sono una creatrice di fragranze di belle speranze (così dicono) e vi assicuro che incontrare Francis Kurkdjian per una persona che fa il mio lavoro, è come per un giovane talento che vuole fare il rock incontrare Bruce Springsteen. Arrivo dunque piena di emozioni. La nostra chiacchierata inizia parlando della mia difficoltà nel preparare l’intervista. Dei numeri 1 sappiamo tutto. O quasi. Di sicuro sappiamo quello che loro vogliono farci sapere. Per questo quando parlo a Francis Kurkdjian della mia difficoltà, lui mi sorride con un pò di noia negli occhi e mi dice: “Non posso creare nuove risposte, non posso cambiare da dove vengo, chi sono i miei genitori, gli studi che ho fatto”.  Bene mi ha confermato ciò che temevo. Però io ci provo e con grande soddisfazione adesso posso ammettere che la mia prova è riuscita.

E’ vero che è la tua vita Francis, però tu hai tante cose da dire. Ogni tuo lavoro ne ha, è una storia, è una novità, è la tua firma!
Si! Il mio lavoro è la mia via per essere nuovo. Sono ossessionato dal non ripetere me stesso. E’ la cosa più importante, portare e continuare a portare qualcosa di nuovo. Non mi aspetto che ogni mia creazione sia molto diversa dalla precedente, ma vorrei che le persone vedessero ogni mio profumo infuso di modernità.  Uscire dalla comfort zone è ciò che va fatto. Dovrebbe essere così anche per i designers di moda. Il problema è che quando sei conosciuto inizi a perdere l’idea di fare un passo fuori a ciò che già sei.
La comfort zone è un problema per chiunque…
Hai perfettamente ragione. Durante il workshop a Villa Medici la sera prima Francis ha detto una cosa che per me è stata un’illuminazione. Quelli che tutti chiamano “NASO” in realtà lavorano con la testa ed il loro cervello. Non è il naso che lavora. “Nessuno me lo aveva mai detto prima. Ho capito tardi anche io che è così. Per questo ho bisogno di dirlo.  In ufficio o agli studenti dico sempre di leggere la formula. E’ scritto. Non potete stupirvi ad esempio se non si sente il gelsomino se non ci sono note che lo richiamino. Oppure c’è qualcosa che lo copre totalmente. Mi viene da urlare E’ NORMALE CHE NON SI SENTE. GUARDA E’ SCRITTO QUI! I profumi sono facili da fare quello che è difficile è imparare.  E’ come scrivere, la chiave è capire che è la mente che decide e poi la mano che scrive. Se scrivi la giusta formula il gioco è fatto.
I nostri sguardi si posano sui miei tre o quattro blocchi e la mia manciata di penne posate sul tavolino. Ridiamo e dico sì, ieri quando alla conferenza hai detto che scrivi le tue formule a mano, mi sono sentita meno sola.
Di solito ho l’idea principale, la base, e poi da lì parto con tutte le prove del caso. Sono tutte scritte a mano. Quando scrivi hai modo di pensare, va da un lato all’altro del cervello.
Ho letto che in un’intervista del 2016 definivi il tuo brand, un “piccolo brand”. La pensi così anche dopo l’acquisizione del tuo marchio da parte del gruppo LVMH?
SI! Guerlain è partito piccolo, Apple era piccola. Non voglio restare piccolo, questo è ovvio, ma se mi chiedi come ho iniziato: ho iniziato piccolo. Abbiamo iniziato 9 anni fa, in tre. Siamo partiti da due punti vendita negli USA e poi piano, piano, abbiamo costruito qualcosa. Adesso siamo in 40.

Mi emoziono. A questo punto mi emoziono. Mi scuso con Francis, ricordandogli che non sono una giornalista, una beauty editor o una blogger. Sono una persona che ha studiato i suoi profumi. I suoi colossi.
Paola, non facciamo le cose in maniera piccola. Sia chiaro. Le facciamo credendoci grandi, ma siamo un team di persone che si concentra su piccole cose. E’ l’unico modo per centrare l’obiettivo. E non importa se sei grande o piccolo alla fine della giornata.
Qual è il tuo obiettivo, dunque?
Portare gioia alle persone. Quante persone possono dire di  fare un lavoro che porti un pò di gioia nella vita di qualcuno? Il business dei profumi secondo me è questo: portare un pò più di serenità nella giornata di qualcuno. Non ero abbastanza bravo a scuola per diventare medico. Lì avrei salvato qualcuno. Oggi provo a fare del mio meglio per cercare di portare emozioni positivo nella vita di chi indossa le mie creazioni. Se alla fine della giornata penso o scopro di esserci riuscito, posso essere felice anche io.
Come convivono l’anima creativa e quella di business man?
Io non sono da solo, il mio socio, amico e co-fondatore e Presidente del brand pensa alla maggior parte delle cose “business”, ma certo devo passare spesso dal lato artistico e creativo a quello commerciale.
Queste due menti litigano mai?
All’inizio si. Quando abbiamo lanciato la maison credevo di poter creare i profumi che volevo. Non è detto poi, però, che quei profumi vendano. Alcuni come vedi non ci sono più nei negozi, li trovi solo on line per gli appassionati. Uno di questi ad esempio io lo amo! Lo indosso volentieri e non indosso spesso profumi. Però non vende! E’ troppo drammatico! Se lo dovessi riformulare un giorno, lo farei diversamente…
A questo punto mi cita invece un profumo della sua collezione che non lo soddisfa. Adora il nome ma sente che lo potrebbe fare molto meglio. Ridendo mi dice che comunque non vende tanto.
Questo è il motivo per cui dico sempre che il profumo non è un‘arte. La creazione di un profumo è infusa con l’arte. Finisce lì.L’arte non ha bisogno della pelle per vivere. Non è un mio pensiero ma quello di Pierre Berge, che disse “la moda non è arte”. Per quanto mi riguarda, l’unica eccezione la faccio per YSL. Disegnava dei pezzi splendidi che poi potevi indossare. Prendi ad esempio la giacche irlandesi con i ricami o i kilt scozzesi, è arte? Non è arte. Sono una giacca ed una gonna infusi con cultura, usa e tradizioni.

A questo punto è arrivato il momento di fare la domanda che più volevo fare….Francis non pensi che il modo in cui i  profumi vengono raccontati sia un  problema per il mondo della profumeria?
Certo che lo penso. Vengono raccontati in maniera sbagliata. Prima di tutto i parfumeur vogliono convincersi di essere artisti ma non possono esserlo con tutto quel marketing. Ci sono troppe regole da seguire. Ho creato la mia azienda per essere libero, scherzando dico sempre che è la mia Casa di Riposo. Adesso sono completamente incapace di compromettere me stesso con le richieste del marketing. Non ho mai lavorato tanto come in questo periodo. So come voglio lavorare adesso, e penso che se non avessi avuto il mio brand non avrei più potuto lavorare. Sono stanco del non-sense del marketing e delle persone che mi dicono cosa fare. Sono troppo vecchio, dopo 25 anni di carriera, per sentire stupide e dannate regole di marketing.
Quindi non lavori più per altri marchi?
Sempre meno.
Come scegli quei pochi che fai?
Scelgo più le persone che il brand. Qualche volta scelgo bene, qualche volta male.
Quindi ti senti di dire che la tua Maison è un posto di pace e serenità?
Non è di pace perchè c’è tanto da fare e non pochi problemi. Per essere davvero libero, il mio lato artistico lo tiro fuori lavorando con altri artisti. La conferenza di ieri sera per me è stata eccezionale. Ero libero! Ho scelto cosa dire, cosa fare sentire, come… ed ero super felice.
Non pensi che tutti abbiano bisogno di arte nella loro vita per nutrire una parte che altrimenti resterebbe affamata? Intendo arte di qualunque tipo. Che ognuno scelga la propria!
E’ un punto di partenza. Il campo di gioco. Niente di più. Credimi, quando lavori per più di 18 mesi su una fragranza che poi è un flop commerciale c’è poco da sentirsi un’artista.

Beh, vi assicuro che sentire dire queste parole dalla bocca di Francis Kurkdjian, di chi ha creato i profumi più venduti degli ultimi 20 anni mi ha fatto un certo effetto. Non credo serva aggiungere nemmeno una parola in più.

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