KEITH HARING: THE ALPHABETH

«Un giorno, viaggiando in metropolitana, ho visto un pannello che doveva contenere un messaggio pubblicitario. Ho capito subito che quello era lo spazio più appropriato per disegnare. Sono risalito in strada fino ad una cartoleria e ho comprato una confezione di gessetti bianchi, sono tornato in metropolitana e ho fatto un disegno su quel pannello. Era perfetto, soffice su carta nera; il gesso vi disegnava sopra con estrema facilità». Questa è una tra le citazioni di Keith Haring che meglio descrivono il suo stile e la sua personalità. Quell’ingegnosa e ribelle personalità che gli faceva prendere in mano un pennarello e lo portava a pitturare il mondo a modo suo, un universo dipinto con colori in cui riecheggiano le parole “peace&love”. Chi conosce bene Haring sa bene infatti quanto la sua arte, la sua pittura e la sua scultura si siano costantemente opposte e abbiano preso posizione su temi come la lotta contro l’Aids – di cui lui fu tragicamente vittima all’età di soli 32 anni – l’oppressione delle minoranze e degli individui per motivi di dittatura, razzismo, capitalismo e tossicodipendenza, contro la violenza delle élite dominanti,  i pregiudizi e le barbarie, i pericoli della guerra nucleare, la distruzione ambientale e tutte le possibili minacce nei riguardi dell’umanità e del pianeta. Opere a sfondo sociale che hanno contribuito a rendere Haring uno degli artisti più illustri della sua epoca. Una leggenda da narrare e da far scoprire più di quanto non lo sia stato fatto fino ad ora. Nonostante la biografia di John Gruen, la prima italiana dopo quella uscita negli Stati Uniti negli anni Novanta, e scritta su invito dell’artista stesso, sia stata largamente, se non la più, esaustiva.

Per questo motivo nasce la retrospettiva “Keith Haring, The Alphabeth”, allestita presso l’Albertina Museum di Vienna fino al 24 giugno 2018. Occasione in cui sono state chiamate all’appello alcune, circa cento, tra le opere più rappresentative dell’artista che, quest’anno, avrebbe festeggiato il suo 60esimo compleanno. Ed è a quel punto che la mostra acquisisce un valore in più, dimostrandosi un’esperienza “one-of-a-kind” che intende mettere in luce, in primis, il linguaggio visivo dell’artista, universalmente conosciuto e riconoscibile, apparentemente semplice, ma intrinsecamente complesso. Ponendosi come obiettivo la decodificazione del significato dei suoi potenti simboli, di cui lui ne fu ossessivamente affascinato da quando studiava semiotica alla School of Visual Arts di New York, e da quando conobbe Basquiat, a cui si legò fortemente e che rappresentò per lui una notevole fonte di ispirazione. Fu dopo quel fatidico incontro che iniziò a nascere in Haring l’esigenza di un proprio vocabolario grafico. Senza tralasciare la grande influenza che suo padre Allen esercitò su di lui sin dalla tenera età. “Mio padre realizzò per me personaggi dei cartoni animati, ed erano molto simili allo stile con cui iniziai a disegnare – con un’unica spessa linea e un contorno fumettistico”. Un linguaggio grafico immediato e semplice da comprendere, considerato il fatto che Keith Haring ha da sempre perseguito un modello di “arte per tutti”, mettendo le proprie opere a disposizione di un pubblico il più ampio possibile, portandole fuori dai musei e dalle gallerie, in contrapposizione alle regole del mercato, “imbrattando” con allegria, gioia, amore e tanto colore muri, carrozze di automobili, teloni in vinile, carta, plastica recuperata dagli scarti, tela e capi di abbigliamento. Tutto ciò che fosse a portata di mano. Tutto ciò che il mondo aveva da offrire a questo giovane ragazzo occhialuto della Pennsylvania, che ha consapevolmente rivoluzionato il linguaggio universale dell’arte, da bambino, perché “i bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato. I bambini subiscono una fascinazione per la loro esperienza quotidiana che è molto semplice e che sarebbe di grande aiuto agli adulti se potessero imparare a capirla e a rispettarla”, esordì un giorno l’artista, lui che non sarebbe mai voluto crescere, lui che voleva restare eternamente dodicenne. Dentro.

All Images are Copyright © Keith Haring Foundation

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