DANGEROUS JACKSON: LONG LIVE THE KING

Novembre? Non è un mese come un altro. E il motivo risiede nella seguente parola: dangerous. Dangerous, come il grande capolavoro della storia della musica a cui Michael Jackson ha dato vita il 26 novembre di ventisette anni fa. Celebrato e ricordato ogni anno come se fosse appena nato. Come un amore che con gli anni non fa altro che rafforzare il proprio sentimento, forte come il primo giorno. Come un continuo colpo di fulmine. Stiamo parlando del terzo album più venduto di sempre da un artista solista maschile, l’album di “new jack swing” più venduto di tutti i tempi, premiato nel ’92 come “Miglior album R&B dell’anno” ai Soul Train Music Awards, nel ’93 come “Miglior album pop rock dell’anno” agli American Music Awards, e con un Grammy Award nella categoria Best Engineered Album (Non Classical) assegnato ai produttori Bruce Swedien e Teddy Riley. Riley fu il produttore che Jackson ingaggiò dopo qualche anno dal debutto della sua carriera, quando a fianco del suo storico collaboratore, il produttore Quincy Jones, firmò una serie di straordinari successi come Thriller, Bad e Off the Wall. Chiamando Riley, Jackson, voleva cambiare rotta, perché nei quartieri delle grandi città iniziavano a diffondersi stili come il new jack swing e il rap, e Riley a quei tempi rappresentava uno dei massimi esponenti del settore. L’idea di Jackson era quella di mettersi completamente nelle sue mani e lasciarsi produrre come un artista esordiente, e non come quello che fino a quel momento, dopo l’ultimo dei cinque concerti tenuti con Bad alla Los Angeles Memorial Sports Arena nel gennaio 1989, era già considerato il re del pop. Risultato? A quell’equazione perfetta diedero un nome: Dangerous, appunto.

E oggi Lolaglam ve lo ripropone con una serie di curiosità e aneddoti, rendendo omaggio ancora una volta a quello che ancora oggi è considerato uno dei più grandi capolavori artistici, per contenuto e copertina. Frutto dell’indimenticabile genialità di Michael Jackson. La leggenda, l’uomo dei record, la Musica con la M maiuscola, che con i suoi video colossal, le sue pazzesche ed inimitabili coreografie, la sua quantità spropositata e irraggiungibile di album venduti, e i suoi tour faraonici ed esplosivi ha lasciato un segno indelebile in ognuno di noi. Et voilà:

  • Per la realizzazione del brano In the Closet Michael Jackson avrebbe voluto duettare con Madonna, che dopo aver ascoltato una versione demo del pezzo rifiutò. Il motivo? “Credo che tutto quello che voleva era un titolo provocatorio e, in ultima analisi, non voleva che il contenuto della canzone fosse all’altezza del titolo. Per cui gli dissi: “Senti Michael, se vuoi fare qualcosa con me devi essere disposto ad andare fino in fondo o io non ho intenzione di farlo”.
  • E chi chiamò Michael dopo il rifiuto di Madonna? La principessa Stéphanie di Monaco in persona. A quei tempi desiderosissima di iniziare una carriera musicale. E infatti accettò, ma ad una sola condizione: rimanere nell’anonimato. Per cui Jackson individuò per lei il soprannome di “Mystery Girl”, che inserì come credito nell’album.
  • Inizialmente il titolo non sarebbe dovuto essere Dangerous, ma Black or White, come il brano che preannunciò quindici giorni prima l’uscita del disco. Perché l’intento dell’artista voleva essere quello di trattare un argomento a lui caro come il razzismo, oltreché le guerre, la fame nel mondo e la povertà. Poi però cambiò idea e ispirandosi ai suoi vecchi album, ed in particolare al titolo dell’album precedente Bad, che ricordava l’espressione spesso utilizzata nella lingua inglese “bad and dangerous”, ma soprattutto la percezione che i media avevano sui di lui, e su cui Jackson ci giocava alquanto, decise di chiamarlo Dangerous.
  • La realizzazione dell’album andò veramente per le lunghe, furono impiegati ben sedici mesi prima di portarlo a termine. Considerando che per Bad, ad esempio, ce ne vollero solo sei. Si dice per altro che per incidere il disco si spesero circa 10 milioni di dollari.
  • Dangerous doveva essere composto inizialmente da 18 canzoni, ma venne successivamente ridotto a 14. I brani esclusi furono comunque inseriti dal cantante in alcuni successivi album.
  • La copertina del disco fu probabilmente la più complessa dell’artista e in generale del mondo della musica. Per la sua realizzazione chiamò all’appello il celebre illustratore Mark Ryden, a cui diede giusto qualche informazione di base, fiducioso del suo lavoro artistico e del suo stile “pop surrealista”. L’idea era quella di dar vita ad una specie di luna park visionario, attingendo a tutto ciò che l’artista fino a quel momento aveva sentito dire sul cantante. Facendolo risultare misterioso, ricco di particolari, di simboli e immagini appartenenti alla vita della star. Molti i riferimenti al mondo del circo, di cui Ryden fu grande appassionato. Due di questi: il volto in primo piano di Phineas Taylor Barnum, pioniere di spettacoli circensi statunitensi ritratto come uno dei presidenti degli Stati Uniti d’America sulle banconote, e Mihaly Meszaros, detto Michu, alto poco più di 83 cm, attore di famose sitcom e performer circense emblema del Circo Ungherese. Ritratto con il guanto bianco di Michael in Billie Jean.
  • Per Dangerous Jackson firmò la sua prima collaborazione con il chitarrista Slash, a quei tempi componente dei Guns N’Roses. Famoso per i suoi assoli ne registrò uno epocale su Black or White, e suonò la chitarra per tutta la durata della canzone Give in to Me.

Long live the King

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