BEAUTY ARCHEOLOGY: LA BELLEZZA PARLA DI NOI

Dalla maschera aurea di Agamennone al Golden Treatment della facialist star Mimi Luzon: potrebbe essere una chiave di lettura. Perché se il viso sbalzato in lamina d’oro custodito ad Atene è il reperto più celebre della civiltà micenea, non è affatto azzardato pensare che un ipotetico archeologo del futuro potrebbe trovare proprio nei prodotti di bellezza i simboli più emblematici della società contemporanea. Esposti al Moma di New York, l’anno scorso nella prima mostra che il museo abbia mai dedicato ai pezzi storici della moda, c’erano anche Chanel N°5 – il profumo con il flacone dalla sagoma universalmente riconoscibile, anche in assenza di logo, e Touche Éclat di Yves Saint Laurent, il correttore e illuminante bestseller di cui nel mondo si vende un pezzo ogni 10 secondi.

Viviamo sempre più a lungo, benessere e attenzione per un corpo curato e in salute (un corpo che piaccia a noi e agli altri) rivestono un ruolo centrale, e il giro d’affari del mercato cosmetico cresce costantemente nonostante la crisi. Anzi, spiegano sociologi e psicologi: spesso, nei periodi di incertezza generalizzata, gratificarsi e prendersi cura di sé assume sfumature ulteriori e diventa oggetto di maggiore investimento, sia emotivo che economico. Nel 2017 il valore globale del mercato dei prodotti cosmetici era valutato circa 532,43 miliardi di dollari, ma l’aspettativa è che entro il 2023 superi gli 805 miliardi. Un vortice di articoli per la detersione, lo skincare e il make up, che ci caratterizzano e da cui anche in futuro si potrà capire tanto di noi. Per esempio l’ossessione asiatica per una pelle chiara e uniforme, contrapposta al culto del colorito stile baciata-dal-sole tipico dei paesi mediterranei. I dati di Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese di settore, dicono che fondotinta e creme colorate da noi sono la categoria saldamente al primo posto di vendita (per la perfezione dell’incarnato, l’anno scorso abbiamo speso quasi 228 milioni di euro), seguita solo al secondo da rossetti e lucidalabbra che però crescono in modo più sostenuto. Perché la bocca è sempre la bocca, sia a livello estetico che simbolico, e come diceva Coco Chanel «Se sei triste, metti un po’ di rossetto e vai all’attacco».

Altra indicazione preziosa per un archeologo prossimo venturo sarebbe l’accelerata tecnologica che caratterizza la beauty degli anni Duemila. Per esempio con i tools sofisticati per la pulizia del viso o per il massaggio. Veri e propri oggetti del desiderio che oltre a essere belli trasferiscono a casa le performance dei trattamenti professionali (altro dato interessante: nel 2017 ogni 3 secondi qualcuno nel mondo ha acquistato un prodotto dell’azienda svedese Foreo, inserita da WWD tra gli otto migliori beauty brand emergenti). Ma in tema di design visionario e di prestazioni marcatamente hi-tech, un posto di rilievo nell’ipotetico museo dell’Indiana Jones del futuro l’avrebbe sicuramente Le Volume Revolution de Chanel, il mascara con il primo applicatore realizzato in stampa 3D – grazie a strati successivi di un poliammide in polvere polimerizzato con un raggio laser – che tra le altre cose prima assorbe il prodotto in micro cavità tra le setole, e successivamente torna a rilasciarlo con un effetto di massima aderenza. Back to the future.

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